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La Voce di Pistoia
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Non ho bisogno di te, ho voglia di te. vita mia
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Matteini (Confindustria): "A Pistoia metalmeccanica e calzaturiero con il segno più, tutti gli altri comparti soffrono"

13/3/2019 - 8:28

Il segno più rimane ma l’entità del tasso di incremento si assottiglia pericolosamente: il manifatturiero dell’area Lucca-Pistoia-Prato segna nel quarto trimestre 2018 +1,7% rispetto allo stesso periodo del 2017, chiudendo un anno partito in sordina ma che poi sembrava decollato (incrementi dei primi tre trimestri rispettivamente +1,6%, +3,7% e +3,9%). Il non brillante risultato del quarto trimestre ha portato il risultato dell’anno 2018 a +2,7% rispetto al 2017.

E’ quanto emerge dalla rilevazione congiunturale realizzata dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord, che come di consueto ha preso in esame un campione rappresentativo di imprese manifatturiere con più di 9 addetti delle province di Lucca, Pistoia e Prato.
Le prestazioni migliori a livello di settore appartengono alla metalmeccanica, che conferma il proprio ruolo di traino con un tasso di crescita medio della produzione elevato anche nel quarto trimestre (+7,4% tendenziale), chiudendo l’anno a +8%. Il settore moda ha avuto un andamento diversificato, compreso fra la flessione del cuoio e calzature (-1,2% tendenziale) e la crescita dell’abbigliamento (+4%), in questo caso, però, con un forte rallentamento rispetto alla parte centrale dell’anno; la moda ha chiuso l’anno a +1,9% sul 2017. La carta e cartotecnica è, fra i settori maggiormente presenti nel territorio di Confindustria Toscana Nord, quella che ha sofferto di più, segnando un -2,4% che porta leggermente in negativo il dato annuale (-0,3%). Buoni, anzi i migliori fra i quattro trimestri dell’anno, i dati dell’alimentare (+2,5%, chiusura dell’anno a +0,2%) e del lapideo (+4,1%, chiusura dell’anno a -0,8%); anche il settore del mobile ha avuto un andamento positivo nel quarto trimestre, con un +0,5% che fa seguito al +0,7% del terzo trimestre e che limita la perdita dell’anno (-0,9%). Positivi i dati della plastica e chimica (+1,7% il trimestre, +2,2% la chiusura dell’anno).

“Rispetto all’andamento negativo che ha avuto il Pil nazionale nel quarto trimestre, a quel -0,1% che ha segnato l’ingresso dell’Italia nella recessione tecnica, potremmo esprimere una qualche soddisfazione per come il manifatturiero del nostro territorio ha saputo difendere il suo posizionamento o quantomeno limitare i danni – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi (nella seconda foto) -. Ma come imprenditori dobbiamo avere lo sguardo proiettato ben al di là dell’immediato e del contingente. E se si guarda un po’ più avanti la percezione più diffusa è quella di preoccupazione. Il quadro internazionale è all’insegna dell’incertezza. Il 2018 si è chiuso registrando un chiaro rallentamento del commercio mondiale, con alcuni paesi-chiave per il nostro export, a cominciare da Germania e Francia, che hanno avuto cadute della produzione industriale maggiori del previsto, e dalla Cina con la frenata della sua crescita. Le controversie commerciali Stati Uniti-Cina e le travagliate vicende della Brexit contribuiscono all’instabilità del quadro. Ma al di là di questo esiste un caso-Italia che non possiamo ignorare. Venerdì scorso abbiamo visto i dati Istat: crescita economica 2018 a +0,9%, contro +1,6% del 2017; debito al 132,1%, cioè oltre 2,3 miliardi, un record assoluto; l’unica parziale nota positiva viene dal rapporto deficit/Pil al 2,1%, migliore del 2017 quando pesavano i salvataggi bancari. Sempre l'Istat ha reso noto nei giorni scorsi che per gennaio 2019 la stima dell’indice destagionalizzato della produzione industriale segna un aumento dell’1,7% rispetto a dicembre: speriamo tutti che sia un segnale positivo destinato a trovare conferma, ma occorre mantenere la guardia alta e non lasciarsi andare a un troppo facile ottimismo. L’ottimismo strumentale non serve al Paese. Occorre recuperare il gap che ci sta allontanando sempre più dal gruppo di testa delle economie mondiali.”

Lucca

Il 2018 si è concluso a Lucca con un aumento tendenziale medio annuo della produzione industriale del +1,8%, sopra la media italiana dei settori omogenei a quelli calcolati per il territorio lucchese (+1,4%) e in miglioramento rispetto al 2017 (+1,1%). La crescita è proseguita durante tutto l’anno trascorso, ma a partire dal terzo trimestre si è registrato un certo rallentamento. La progressione trimestrale è stata +1,2%, +2,9%, +2,1%; e infine +1% nel quarto trimestre.  La carta-cartotecnica nel quarto trimestre 2018 ha registrato una contrazione della produzione del -2,7% tendenziale, migliore del -7,2% del dato nazionale; il 2018 ha chiuso a Lucca con un sostanziale pareggio dei livelli produttivi rispetto al 2017 (-0,3%). Nella nautica i livelli produttivi sono stati invece in crescita anche nel quarto trimestre (+2,6% tendenziale, in lieve rallentamento) e, nella media del 2018, la produzione è aumentata del +3,8% rispetto all’anno precedente. La metallurgia e prodotti in metallo hanno rallentato: il tasso di crescita della produzione si è più che dimezzato, da +10,2% tendenziale nel secondo trimestre a +4,2% nel terzo e infine +3,4% nel quarto. Il settore chiude l’anno con un aumento medio del +5,5% tendenziale, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al 2017. Anche la produzione di macchine, incluse quelle destinate all’industria cartaria, mostra un rallentamento dei livelli produttivi dopo la crescita a +10,6% del secondo trimestre: +3,9% nel terzo trimestre e, in progresso, +5,7% nel quarto. Chimica, plastica e farmaceutica sono stati in crescita nel quarto trimestre (+4,2% la produzione tendenziale, positivi gli ordinativi) così come erano stati nel terzo. Considerati nel loro insieme, i dati del 2018 mostrano una conferma delle attività produttive dell’anno precedente (+2,8% la media della produzione industriale del 2018, rispetto al +2,6% del 2017). Il settore della lavorazione dei minerali non metalliferi (che comprende le attività del lapideo) nel 2018 ha interrotto il trend negativo degli ultimi due anni, e ha chiuso l’anno con un aumento della produzione nel quarto trimestre del +4,1%, portando a -0,8% la media dell’anno 2018 sul 2017; sempre nel quarto trimestre si è registrato un aumento degli ordinativi, in particolare dall’estero. Anche nel quarto trimestre l’industria alimentare lucchese è stata in crescita (+4,3%, la produzione tendenziale, dopo il +2,8% del terzo). Sono stati dunque tre i trimestri positivi consecutivi dopo un periodo di circa un anno segnato da una sequenza ininterrotta di indicazioni di arretramento dei livelli, che permettono di chiudere il 2018 invertendo il segno (+1,2%). Nei settori della moda, dopo una ripresa limitata dei livelli produttivi nel terzo trimestre, il quarto ha chiuso con una diminuzione della produzione (-3,8%; -2,1% la variazione media 2018).

“Le prestazioni del manifatturiero della provincia di Lucca sono state abbastanza diversificate da settore a settore, anche se nel complesso rientriamo pienamente nella tendenza generale al rallentamento – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Preoccupante il risultato della carta e cartotecnica che, per quanto migliore del dato nazionale, è il segnale tangibile degli effetti prodotti da dinamiche penalizzanti dei mercati di materie prime ed energia. Un punto di forza del manifatturiero lucchese, quello delle macchine, appare invece in salute, addirittura con un sensibile progresso del quarto trimestre rispetto al terzo, nonostante i segnali di frenata degli investimenti che si cominciano a cogliere negli indicatori economici italiani e internazionali.”

 Pistoia


La crescita della produzione industriale è proseguita a Pistoia nel quarto trimestre con un tasso di incremento (+4,6% sul corrispondente periodo del 2017) superiore alla media dell’area (+1,7%). La chiusura dell’anno, +4,3% rispetto al 2017, è anch’essa la migliore fra le tre province. Questi buoni risultati sono dovuti quasi esclusivamente alla crescita del comparto metalmeccanico, con il contributo essenziale dei mezzi di trasporto, che segnano +20,4% tendenziale, un tasso di crescita simile a quello visto nel secondo e terzo trimestre. La crescita è però accompagnata dalla contrazione consistente del portafoglio ordini, sia dall’interno che dall’estero; risulta inoltre evidente dall’indagine una polarizzazione dei risultati, fortemente condizionati in positivo da singole realtà aziendali. Per il comparto dei minerali non metalliferi, chimica e plastica, i dati del quarto trimestre confermano la frenata dei livelli produttivi (-3,3%, un po’ attenuata rispetto al trimestre precedente che aveva chiuso a -5,6%). Il 2018 ha così registrato una media annua negativa della produzione (-2,1% rispetto al 2017). Il settore della trasformazione alimentare mostra ancora una flessione della produzione nel quarto trimestre (-1,1%), tuttavia la progressione dei risultati trimestrali permette di intravedere un recupero congiunturale rispetto a un livello minimo raggiunto nella parte centrale del 2018 (-3,5% il primo trimestre, -4,8% il secondo, -3,4% il terzo), chiudendo a quota -3,2% rispetto alla produzione del 2017. Fra i settori della moda, nel tessile si registra una flessione dei livelli produttivi (-2% nel quarto trimestre, -2,3% come chiusura del 2018); analoghe le prestazioni di abbigliamento e maglieria, in leggera frenata rispetto all’anno precedente (-1,9 il trimestre, -0,3% la chiusura del 2018). Il settore del cuoio e calzature si distingue in positivo, non soltanto all’interno del comparto moda, ma più in generale fra i settori manifatturieri pistoiesi, per la crescita prolungata della produzione, confermata, pure se in rallentamento, anche nel quarto trimestre del 2018 (+1,2% tendenziale: la progressione dei tre trimestri precedenti è +8,9%, +2,1%, +3,6% e la chiusura del 2018, +4,0%). Anche in questo settore si coglie una polarizzazione dei risultati, con pochi e consistenti casi di crescita aziendale in un contesto generale meno performante. La produzione di carta e articoli cartotecnici mostra una flessione tendenziale nell’ultimo trimestre, con un -2,3% che porta la chiusura dell’anno a -1,0%. Torna in lieve arretramento anche il settore del mobile, con un -1,5% del quarto trimestre che porta la chiusura dell’anno a -2,5%.

"L'andamento dell'economia in provincia di Pistoia - afferma il vice presidente Daniele Matteini (nella prima foto) - potrebbe indurre a soddisfazioni; due settori tipizzanti del territorio (la metalmeccanica e il calzaturiero) trascinano la produzione industriale, con tassi di incremento assolutamente significativi. Ma tutti gli altri comparti continuano a soffrire, in un momento in cui le prospettive internazionale per un verso (la flessione della produzione industriale di alcuni paesi di assoluto riferimento, quale Germania e Francia, lo spauracchio del fenomeno Brexit, i rapporti problematici fra Usa e Cina) e il quadro nazionale dall'altro (che descrive un paese fermo) preoccupano.
Se il panorama non muterà, sarà difficile per le aziende conservare il trend di crescita  affermato nel quarto trimestre del 2018, in chi ha avuto la capacità di realizzarlo; e addirittura pensare a una ripresa in chi solo ha tenuto o, peggio, ha ceduto ulteriori quote di produzione industriale già erose. Faccio mio l'allarme di Confindustria, che chiede che l'agenda del governo ponga l'industria in cima alle priorità date; e condivido assolutamente le parole del Presidente di Confidustria Toscana Nord".

Prato

La produzione industriale a Prato nel quarto trimestre 2018 si è mantenuta stabile (+0,5% tendenziale), decelerando il ritmo di crescita dinamico registrato nei primi nove mesi dell’anno. La provincia ha chiuso il 2018 con una media tendenziale della produzione del +2,5% (Italia, per gli stessi settori oggetto dell'indagine di Confindustria Toscana Nord, +1,4%). Il rallentamento del quarto trimestre è dovuto principalmente alla metalmeccanica, comprensiva del meccanotessile: dopo nove mesi all’insegna di una crescita significativa, il settore ha vissuto una battuta di arresto con una contrazione della produzione industriale (-3,4% tendenziale), da ascrivere soprattutto alla diminuzione della componente interna della domanda. Il 2018 si conclude per la meccanica pratese con un aumento medio annuo del +2,1%. Prosegue nel quarto trimestre la crescita nel settore abbigliamento e maglieria pratese, che segna +6,1%, a fronte di un calo della produzione a livello nazionale (-3,3% tendenziale). Nell’area del distretto industriale il settore tessile rallenta, stabilizza le attività (-0,2% tendenziale a fronte del -5,6% del livello nazionale); nella media dell'anno il tessile di Prato aumenta tendenzialmente la produzione del +1,5% rispetto al 2017. I produttori di filati nel quarto trimestre ridimensionano fortemente l’attività(+1,5%, dopo il +12% del terzo trimestre), chiudendo un anno comunque di ripresa a +4,8% sul 2017, a fronte di un dato a livello nazionale, che include però anche le filature conto terzi, molto più debole (-12,2% il trimestre, -4,8% la media annuale). La produzione di tessuti (comprendenti tutte le tipologie, ovvero oltre ai tessuti trama-ordito per abbigliamento, anche quelli a maglia, i tessili tecnici, jacquard, TNT, gli speciali, ecc.) prosegue con il discreto andamento avviato a fine 2017 e protrattosi nel 2018, confermando i livelli di attività degli ultimi due trimestri (+3% la produzione tendenziale del trimestre, +3,2% la media annua del 2018). Anche la produzione di tessuti del distretto mostra un andamento medio migliore rispetto a quello nazionale (-5,6% nel trimestre e una media annua del +1,3%). Le lavorazioni conto terzi del tessile (filature, ritorciture, tessiture, orditure, tintorie e finissaggi) mostrano nel distretto una tendenza alla contrazione (-3,8% produzione tendenziale del quarto trimestre), chiudendo il 2018 con una diminuzione dei volumi lavorati del -1,3% rispetto al 2017. L’aggregato degli altri settori manifatturieri, diversi da tessile, moda e meccanica (per la maggior parte industrie alimentari, della plastica, della chimica e produzione di mobili e materassi) sperimenta un aumento dei livelli di attività nel quarto trimestre (+3,5% la produzione tendenziale; +3,8% la media annua) che sancisce il trend di crescita negli ultimi due anni.

"Prato non fa eccezione rispetto alle prestazioni complessive dei territori di Confindustria Toscana Nord - commenta il vicepresidente dell'associazione Andrea Tempestini -. Risultati annuali quindi positivi, nonostante un quarto trimestre debole, anche per un settore come il tessile che a livello nazionale mostra segni di chiara sofferenza. Va detto che il confronto fra comparti specifici è necessariamente imperfetto: i dati pratesi sono esaminati dal nostro Centro studi distinguendo con grande accuratezza la posizione di ogni singola azienda nel contesto della filiera, mentre i dati nazionali seguono logiche diverse e meno stringenti. Tuttavia il dato complessivo del settore fornisce innegabilmente un'immagine del tessile pratese come più performante rispetto al quadro nazionale, con l'eccezione delle lavorazioni conto terzi. Il rallentamento della meccanica sul mercato interno è  forse da ascrivere a una fisiologica minore spinta agli investimenti, conseguente il forte rinnovamento degli impianti verificatosi negli ultimi anni anche grazie alle agevolazioni. Le imprese di Prato sono consapevoli, comunque, di non essere una sorta di isola relativamente felice: il contesto internazionale all'insegna del rallentamento non depone bene per il nostro export e l'andamento economico del nostro paese, l'unico in recessione dell'intera Eurozona, ci preoccupa fortemente. Non è casuale, con ogni probabilità, che il quarto trimestre sia per quasi tutti i settori il peggiore dell'anno: probabilmente il segnale di un deterioramento della situazione che temiamo possa far sentire effetti ancora maggiori nel 2019."
 
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