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La Voce di Pistoia
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CALCIO A 5

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CLUB SCHERMA AGLIANA

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UNVS

L'unione Nazionale Veterani dello Sport sezione di Pistoia, mercoledì scorso, ha confermato Francesca Bardelli alla guida del gruppo, che si appresta così a compiere il terzo mandato consecutivo

MTB


È pronta la maglia ufficiale della Granfondo edizione numero 8, si può ordinarla online.

SCHERMA

La scherma pistoiese è “sbarcata” per la prima volta nella palestra scolastica dell’istituto Anna Frank dove si è disputato il trofeo Pegaso riservato alle categorie under 14. “Un impianto ottimo per gare di questa tipologia _ ha detto il presidente della Chiti Luca Magni.

HC PISTOIA

I giovani di Pistoia terminano i nazionali indoor con un onorevole 4^ posto, ma per quanto hanno fatto vedere avrebbero meritato sicuramente qualcosa in più

PODISMO

Dopo i 274 successi colti nel 2016 (tra cui 2 titoli mondiali, 8 titoli italiani, 13 regionali e 93 provinciali), si è rimessa in moto l’attività del gruppo podistico “Silvano Fedi” Pistoia

Pistoia Volley la Fenice

Pistoia Volley la Fenice in collaborazione  con H2Sport organizza “Genitori a bordo campo”, iniziativa incentrata sul rapporto genitori e figli che praticano un’attività sportiva che prevede tre incontri con esperti

DENTRO PISTOIA
di Simone Magli

Con questa nuova rubrica, “Dentro Pistoia”, vi accompagnerò nella parte più intima di Pistoia, con le mie poesie visive. Armato di Iphone ed entusiasmo, immortalerò segreti e tradizioni della nostra città

FESTIVAL DEL GIALLO

Trame oscure, traffici segreti, spionaggio e controspionaggio. Torna per il settimo anno consecutivo il Festival del Giallo quest’anno inserito nel palinsesto degli eventi di Pistoia, Capitale Italiana della Cultura (www.pistoia17.it)

DENTRO PISTOIA
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NATURART

Sabato 4 marzo, alle ore 16, sarà presentato il numero 24 della rivista NATURART al “Museo della sanità pistoiese” dello Spedale del Ceppo. Evento in collaborazione con il Comune di Pistoia e Azienda USL 3

DENTRO PISTOIA
di Simone Magli

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ARTISTI PISTOIESI

Il suo studio mi ricorda un po' vagamente la stanza dove dipingeva Morandi  nella sua  casa museo di Bologna e un atelier dove si respira e pulsa la creazione artistica

MUSEO MARINO MARINI

Pistoia riscopre la passione di Marino Marini per la pittura. Tra le sale dell’antico convento del Tau l’artista pistoiese sarà riscoperto e valorizzato come protagonista dell’arte pittorica del ventesimo secolo.

Una vasta prateria
campi e prati incolti
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Milano ecco il sogno per i tanti che cercavano e cercano .....
La mano callosa è rara, quasi estinta
dalla fretta .....
L'ALBERO DEL FUTURO

TORNA A FIORIRE IL FUTURO,
TORNO .....
Spett/ le redazione "ITirreno"

Questa mia mail, per mettervi .....
Spett/ le redazione "ITirreno"

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Il 14 Febbraio, alle ore 21, presso il Deka Caffè Letterario .....
E' nata Margherita una bellissima bimba alla quale i nonni augurano .....
PISTOIA
San Jacopo, non si sblocca la situazione del Pronto Soccorso. Quanta responsabilità hanno i medici di famiglia?1

6/1/2017 - 10:53

PISTOIA

Non si sblocca la situazione del Pronto Soccorso del San Jacopo, ancora ingolfato dal totale sovraffollamento.

La maggior parte dei casi riguarda codici gialli ma il picco influenzale e l’allarme meningite, hanno portato la stuazione al limite dell'ingestibilità.

Dall'Ausl Toscana Centro tengono a sottolineare che dalla fine di dicembre ad oggi si è registrato un incremento di accessi nei pronto soccorso di tutti gli ospedali dell’Asl Toscana Centro di circa il 10-15% rispetto alla media e che soprattutto nell’ospedale di Pistoia in questi giorni si è verificato un importante afflusso al pronto soccorso, con casi quasi sempre complessi: si è verificato un incremento del 31% di codici rossi e del 22% di codici gialli.

Allo stesso tempo la direzione sanitaria del San Jacopo assicura di essere in grado di monitorare e di mettere in campo interventi giorno per giorno proprio per offrire le più appropriate risposte ai cittadini.

La responsabilità di questa situazione potrebbe essere in parte dei medici di famiglia che, per leggeri malanni o anche per una normale influenza, non visitano i propri clienti ma a volte li mandano subito al pronto soccorso.

 
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6/1/2017 - 15:02

AUTORE:
Saffi Giustini

Una trama che si volge in dieci “scene”:
1. I cittadini hanno un problema: piccolo trauma, disturbo intestinale, attacco di sciatica, leggera dolenzia precordiale…
2. Al di fuori dell’ospedale non ci sono risposte adeguate per una parte preponderante di tali problematiche.
3. In ospedale ci sono strumenti e medici e li è sempre aperto, anche di notte, sabato e domenica.
4. La persona va al pronto soccorso; molti PS, in particolare nei centri urbani e nelle metropoli, sono sovraffollati, specie in alcuni periodi dell’anno (influenza, molto freddo etc.).
5. I medici del PS non sono in grado di “smaltire” le richieste e gestire rapidamente all’interno del PS i percorsi diagnostici.
6. I reparti non sono disponibili ad accogliere pazienti, perché pieni o, in alcuni casi, con posti prenotati per il giorno successivo (un tumore del colon da operare; un impianto di pacemaker che deve essere effettuato; uno scompensato che è instabile etc.).
7. I pazienti restano in barella per ore e ore; la disponibilità di barelle si esaurisce e si ricorre pertanto a quelle da lungo tempo accantonate in attesa di riparazione.
8. Qualcuno telefona ad un quotidiano, il giornalista arriva, vede casi “eclatanti” e effettua un servizio. La televisione riprende la notizia e la tematica viene dibattuta anche nei talk show della settimana.
9. I parlamentari passano (nel senso che vanno al pronto soccorso, non che ritornano alla precedente occupazione); il Ministro fa alcune dichiarazioni e manda i Nas; i medici di famiglia dichiarano che non è certo per causa loro, è inutile che gli si chieda di lavorare a turno di giorno prefestivo; i medici del pronto soccorso fanno presente che non possono certo mandare via chi arriva e che sono necessarie ulteriori risorse (personale, tecnologie); i manager assumono alcuni impegni; i supposti responsabili (non è ben chiaro di cosa…) sono sospesi dall’incarico (la formula usata nel copione è generalmente “a titolo cautelativo”).
10. La sceneggiatura viene poi riposta nel cassetto pronta per la prossima occasione.

Vi sono – ovviamente – tre ambiti, temporali e spaziali, su cui intervenire, che provo a descrive in termini semplicistici:
• A monte del pronto soccorso: rispondere ai bisogni necessari al di fuori dell’ospedale; ridurre pertanto l’afflusso e aumentare l’appropriatezza degli accessi al pronto soccorso.
• All’interno del pronto soccorso: selezionare in modo adeguato le problematiche in modo da indirizzare il paziente nel percorso idoneo e rendere così più fluidi i percorsi .
• A valle del pronto soccorso: assicurare un adeguato flusso verso i reparti di degenza per quei pazienti (che, a seconda della tipologia di PS oscillano fra il 15% e il 20% degli accessi) che necessitano di ricovero.

Per ciascuno di questi “comparti” vi sono politiche sanitarie e strategie gestionali efficaci, ma non è possibile che il sistema funzioni, se non si agisce, contestualmente, su tutti e tre i punti.
Se ci si limitasse a “rafforzare l’assistenza territoriale in carico ai medici di famiglia”, tuttavia, si intercetterebbe una fascia minimale dei casi che si rivolgono, impropriamente, al pronto soccorso e si rischierebbe solo di ampliare gli orari utili per… farsi misurare la pressione, ritirare una ricetta, farsi prescrivere le analisi raccomandate dallo specialista.
La chiave di volta è realizzare strutture territoriali che raggruppino un consistente numero di medici di base, ma che nel contempo siano dotate di una presenza infermieristica, siano in grado di effettuare alcuni esami, siano equipaggiate di strutture diagnostiche, siano connesse con l’ospedale al fine di trasmettere immagini, ecg e avere una refertazione e una consulenza.
Vi è ormai, anche qui, un’ampia letteratura e vari confronti internazionali evidenziano come investimenti in tal senso, realizzando strutture in cui attuare la sanità di iniziativa, riescono a ridurre gli afflussi al pronto soccorso e a diminuire la ospedalizzazione, grazie anche alla capacità di prevenire – con una adeguata gestione delle cronicità – il ripetersi di episodi acuti che portano al ricovero.
A valle del pronto soccorso è indispensabile far si che il flusso dei pazienti sia continuo, con i necessari provvedimenti di riorganizzazione della attività di degenza, aggregando i pazienti in aree omogenee, per utilizzare al meglio le disponibilità di posti letto.
È inoltre necessario che il flusso delle attività non si interrompa, di fatto, dal venerdì, ma che – almeno il sabato – sia giornata di “ordinarie dimissioni”.

Ciò vuol dire non solo ripensare all’organizzazione dei reparti di degenza, ma anche al sistema esterno. Inoltre, se i reparti devono funzionare per accogliere i pazienti in urgenza e per effettuare una attività di high care, come è previsto negli ospedali dotati di pronto soccorso, è indispensabile un potenziamento del sistema di cure intermedie, in cui collocare quei pazienti che necessitano di un livello assistenziale inferiore, ma che non possono essere indirizzati direttamente a domicilio.

In un Paese che ha oltre il doppio di Tac del Canada (13,9), il triplo dell’Olanda (11,3) e della Francia (11,1); che presenta analoghi dati per le RM (Canada 8,0; Olanda 11,0) e circa il quadruplo della dotazioni della Francia (6,4)[10], possiamo pensare ad una riconversione di risorse verso le strutture territoriali e la sanità di iniziativa, oppure verremo fuori da questa crisi dei pronto soccorso con un potenziamento delle tecnologie?